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Racconti (98)

ARTIDORO BERTI: l’uomo che inventò la Pistoia – Abetone…..e non solo!

Bologna-PianoroConobbi Artidoro Berti quando avevo 16 anni.
Frequentavo a quell’epoca il primo anno di ragioneria all’Istituto Tecnico Commerciale “Filippo Pacini” di Pistoia ed avevo assaporato la gioia della mia prima vittoria in una gara di atletica leggera: una corsa campestre “interna”, selezione per la formazione della squadra d’istituto che avrebbe difeso i colori giallo-verdi del “Pacini” al campionato provinciale.
Abituato ai successi collettivi delle squadre di basket nelle quali avevo militato (Libertas e Permaflex Pistoia), la soddisfazione per l’affermazione individuale era stata tale da farmi appassionare subito a questa nuova disciplina.
Mi guardai allora intorno alla ricerca di una società sportiva che potesse tesserarmi e quindi permettermi di confermare le mie qualità di podista e valutare quali potessero essere in futuro le mie possibilità in questo nuovo ambito sportivo.
Nonostante vivessi a Pistoia dall’età di tre anni e conoscessi molto bene l’ambiente sportivo cittadino, ebbi conferma, con mio disappunto, che non esisteva in città una società di atletica.
Non poteva essere altrimenti dal momento che il capoluogo della nostra provincia, non era mai stato capace di dotarsi di una pista di atletica, primo passo per invogliare e sollecitare iniziative associative atte a consentire la pratica di uno sport che, a parte le discipline podistiche e di marcia praticabili anche su strada, non poteva svilupparsi in un sito diverso.
Qualcuno però mi disse che il custode della palestra di “Monteoliveto”, impianto annesso allo stadio omonimo dove giocava la squadra di calcio della U.S. Pistoiese, aveva ricavato, realizzandole con le sue mani e con i pochi attrezzi a disposizione, tre strisce in terra battuta – pretenziosamente chiamate corsie – che correvano lungo il fronte della tribuna del settore “popolari” dello stadio e che permettevano ai cirenei pistoiesi dell’atletica di esercitarsi in partenze dalle buchette e in brevi allunghi entro le strisce segnate da calce bianca.
Anche intorno al terreno di gioco il suddetto custode era riuscito a ricavare una specie di sentiero sul quale non cresceva erba dal momento che veniva percorso, più volte al giorno, proprio da lui stesso che era un atleta praticante, tesserato per una società della provincia di Firenze (Atletica Sestese).
Mipresentai allora alla palestra di Monteoliveto e incontrai questo custode, dipendente comunale, che accudiva alle attrezzature ginniche della palestra adibita ad uso scolastico, nella quale insegnava anche il “maestro” Quintilio Mazzoncini, allievo del celeberrimo prof. Manlio Pastorini della società Francesco Ferrucci di Pistoia, il ginnasta che con la predetta storica società aveva conquistato la medaglia di bronzo a squadra ai Giochi Intermedi di Atene del 1906, le olimpiadi – quarte in ordine cronologico dell’Era Moderna – ma non riconosciute ufficialmente nella numerazione tradizionale.
Non mi fu difficile trovare Artidoro perché il custode abitava in un paio di locali annessi alla palestra e adattati alle necessità della sua famiglia composta, oltre che dalla moglie Caterina, dai figli Mauro e Germano e dalla piccolissima Mara, nata il 17 febbraio del 1952, registrata all’anagrafe del Comune di Pistoia con il nome di Maratona.
Fu da quel momento che cominciò la mia amicizia con Artidoro Berti.
Di lui e delle sue imprese sportive avevo naturalmente sentito parlare. Tuttavia la superficialità dei miei 16 anni, il fatto che Artidoro gareggiasse per l’Atletica Sestese, società fuori provincia e quindi le sue imprese trascurate dalla cronaca locale de “La Nazione” e i miei interessi sportivi all’epoca fossero completamente assorbiti dal basket e dal calcio, mi avevano fatto trascurare, o quantomeno a non collocare nella giusta luce, la sua attività di podista.
Fortunatamente per me, conobbi Artidoro proprio nell’anno (1952) in cui si sarebbe consacrata la sua carriera di atleta con la partecipazione ai Giochi Olimpici di Helsinki, i quindicesimi dalla serie iniziata nel 1896.
Artidoro Berti era nato a Pistoia il 29 luglio del 1920, nella contrada di Porta Carratica, figlio di carbonai che si spostavano periodicamente nel grossetano per la loro attività.
Fu proprio in terra di Maremma che Artidoro cominciò a correre in bicicletta e a piedi, preferendo però le due ruote e le ciclocampestri di allora, oggi chiamate ciclocross. Prima della guerra era tesserato per società del senese e del grossetano perché viveva ancora con i genitori in Maremma che lui aiutava nella loro attività di carbonai. Poi il sabato e la domenica correva.
Nel 1939 fu arruolato nel 9° battaglione alpini come marconista e l’anno seguente partì per il fronte: prima in Albania e Grecia e poi in Russia. Quando la campagna di Russia si fermò sulle rive del Don e cominciò la terribile ritirata Berti fu uno dei pochi (160 su 900 raccontava lui), che dopo una marcia di mille chilometri riuscirono a tornare in patria.
Nel 1944 durante un periodo di congedo sposò Caterina, giusto in tempo prima di partire nuovamente per la Slovenia, dove lo trovò l’8 settembre e la fine della guerra (1945).
Artidoro ricordava spesso il calvario del suo rientro in patria attribuendo la circostanza alla fortuna ma anche ad un santino, che conservava gelosamente, del santuario mariano di Udine.
Nel 1945 Artidoro si trasferì anagraficamente a Pistoia da Roccastrada, tesserandosi per la società Libertas Pistoia Francesco Ferrucci, società di ginnastica che lo accolse ben volentieri.
Dopo la guerra Artidoro cominciò a fare il muratore per mantenere la famiglia; a Caterina infatti si erano aggiunti due figli: Mauro (1944) e Germano (1946).
Contemporaneamente ricominciò anche a correre, privilegiando ancora le ciclocampestri, ma non disdegnando di correre anche a piedi nelle numerose corse paesane organizzate nel pistoiese e in Toscana.
Nel 1948 partecipò anche alla classica 100 km Monza-Milano indossando la maglia del Circolo “Il Canarino” di Pistoia. Nel 1949 durante una ciclocampestre un dirigente dell’Atletica Sestese lo vide correre a piedi con la bicicletta in spalla e lo convinse ad abbandonare la bici per dedicarsi solo alla corsa a piedi, attività che intraprese con entusiasmo nonostante i gravosi impegni familiari e la non certo riposante attività di muratore e di stradino. Berti passò così dalla U.S. Pistoiese all’Atletica Sestese.
Si orientò quasi subito, viste le sue caratteristiche fisiche, alle lunghe distanze su strada, su pista, sui prati, in montagna e in tutte quelle competizioni che gli consentivano di raggranellare premi che potevano contribuire al bilancio familiare.
Nel 1951 il suo nome cominciò ad acquisire fama nazionale. In luglio a Pescara fu 11° nel Campionato Italiano di maratonina, nell’agosto giunse 4° a Sesto Fiorentino in una prova del campionato italiano su strada per società, in settembre a Roma sfiorò la vittoria nel classico Giro di Roma e a novembre fu pure 2° a Palermo nel campionato italiano di maratona dietro al toscano dell’Assi Giglio Rosso Asfò Bussotti.
Queste due affermazioni, unite alle altre vittorie conseguite nella stagione (fra queste: la Traversata Podistica di Bologna e il Giro Podistico Notturno di Verbania), gli valsero la designazione di “probabile olimpico” in vista dei Giochi di Helsinki del 1952.
Nel mese di febbraio di quel 1952 in casa Berti giunse il terzo figlio, una femmina questa volta dopo Mauro e Germano, alla quale venne imposto i significativo nome di Maratona, ben presto ricondotto familiarmente al più semplice Mara. La ragazza non seguì nel mondo dello sport le orme paterne, ne tanto meno quelle dei fratelli che si cimentarono con il mezzofondo, ma divenne negli anni della adolescenza una abile schermitrice.
Purtroppo in primavera, due mesi dopo la nascita di Maratona, fu colpito da una brutta bronchite, le cui cure lo indebolirono molto e gli impedì di allenarsi convenientemente.
La federazione lo portò ugualmente a Helsinki dove trovò un clima freddo ed umido che non lo aiutarono cerco a ritrovare la migliore condizione. Terminò al 53° posto, l’ultimo registrato dai giudici, in 2 ore 58’36 secondi, nella gara dominata dal ceco Emila Zatopek già trionfatore dei 5000 e 10000 metri olimpici. Tenne duro Artidorofino alla fine. Onorò così la sua olimpiade giungendo al traguardo nonostante le precarie condizioni di salute.
La delusione olimpica non frenò la carriera di Artidoro Berti che anzi da quella esperienza trasse nuova linfa. A fine stagione Artidoro si classificò al secondo posto nel campionato italiano di maratona dietro al romano Tartufi al termine di una gara che lo aveva visto grande protagonista.Nel 1953 lasciò l’Atletica Sestese di Vinicio Tarli per vestire i colori della Combattenti e Reduci di Pistoia, che gli assicurò il posto di custode della palestra di Monteoliveto, attigua allo omonimo stadio comunale.
Con la maglia della nuova società Berti (unico atleta al momento  tesserato per il sodalizio) colse un importante vittoria in settembre nella “classicissima” Bologna-Pianoro e ritorno di 32 km battendo l’astro nascente Rino Lavelli. Tempo di Berti: 1 ora 55’28”.
Artidoro ebbe la soddisfazione di indossare a 33 anni la sua prima maglia tricolore nella sua specialità preferita, proprio sulle strade di casa.
Il 18 luglio del 1954 con uno straordinario finale di gara, Berti vinse a Montecatini Terme il suo primo titolo italiano di maratona con il tempo di 2 ore 43’34”2/10 distanziando di 41 secondi Rino Lavelli, più giovane di otto anni di lui.
Artidoro bissò il successo tricolore l’anno successivo confermandosi campione italiano l’11 settembre a Napoli, davanti al giovanissimo pugliese Vito Di Terlizzi, limando ben dieci minuti al tempo ottenuto l’anno prima a Montecatini (2 ore 33’05”). Ricordava Artidoro che per quella gara ricevette dalla Fidal, quale rimborso spese, lire 6.240.
L’atleta era veramente infaticabile. Pensate che una settimana prima della conquista del secondo titolo italiano di maratona, Berti aveva vinto una gara nazionale di corsa libera in montagna a Vermiglio, località prossima a Ponte di Legno, passo del Tonale, di km 26 circa, nel tempo di 2 ore 19’03”2/5.
Fra i due successi Berti colse altre importanti vittorie, alternando la corsa su strada a quella in montagna, che gli valsero la partecipazione nell’ottobre del 1955 alla grande maratona di Atene disputatasi sul classico “storico” percorso.
Ottanta i concorrenti di tutte le nazionalità. Berti, infastidito nel finale di gara da crampi alle gambe e penalizzato dal gran freddo, conquistò un eccellente quinto posto (2 ore 45’41”), preceduto dal finlandese VeikkoKarvonen che stabilì il primato della gara (2 ore 27’30”), dagli egiziani Abdel Kerim e Alì Hamede dallo jugoslavo Scrinjar. Il re di Grecia, al pari dei suoi predecessori che erano stati appassionati organizzatori della prima edizione dei Giochi Olimpici nel 1896, si congratulò con il piccolo italiano per la coraggiosa prova offerta.
Poi Artidoro con altri atleti italiani fu ricevuto dal Papa in udienza speciale
Fu quello di Atene uno dei suoi ultimi appuntamenti internazionali.
La politica economica restrittiva che il CONI scelse per la partecipazione italiana ai Giochi di Melbourne nel 1956, impedì a Berti la sua seconda presenza olimpica.
Dopo di allora Berti continuò a correre ed a vincere in ogni tipo di manifestazione, strada e montagna, da solo o in staffetta (come non ricordare la partecipazione della Combattenti e Reduci di Pistoia alla “classica” staffetta Mairano a Genova insieme a Giancarlo e Roberto Pallicca, fratelli dello scrivente).
In carriera ha partecipato dieci volte alla classica “5 Mulini” giungendo sempre entro il settimo posto.

Il servizio militare, durante il quale gli allenamenti fatti da Artidoro da alpino conil futuro bersagliere, risultarono molto utili, mi portò per due anni lontano da Pistoia e quando vi feci ritorno mi accolse la bella notizia della realizzazione, ormai prossima, del Campo Scuola da parte del C.O.N.I. in località Casermette e la nomina di Artidoro Berti a custode del nuovo impianto.
La nascita di questo impianto, la venuta a Pistoia per motivi di lavoro di un pesciatino di nome Giampiero Mariani, con un passato di atleta di buona levatura e di appassionato dirigente, nonché la guida illuminata del Dott. Enzo Melani, un medico che vantava già esperienze con il Centro Sportivo Italiano, coagularono una serie di interessi e di aspettative per anni sopite e portarono alla nascita a Pistoia di una vera e propria società: l’Atletica Pistoia, che soppiantò immediatamente il Dopolavoro Combattenti e Reduci e la Dipendenti Comunali, due strutture create nel tempo per consentire l’attività agonistica di Artidoro Berti.
Divenuto custode del Campo Scuola CONI di PistoiaArtidoro curò quel luogo per lui “sacro” come un amorevole padre di famiglia, trasformando l’impianto in un vero giardino e favorendo così lo sviluppo di dell’Atletica Pistoia, una società che di lì a qualche anno avrebbe stupito il mondo dell’atletica italiana.


La pista in tennisolite da lui curata, divenne ben presto una delle più veloci della Toscana. Pensate che al giungere della brutta stagione Artidoro copriva con la terra rossa le strisce in plastica che delimitavano le corsie e le zone di partenza e di arrivo perché il gelo non le spezzasse!
Nonostante l’impegnativo compito di custode, tagliato ormai fuori dalle vittorie assolute per motivi anagrafici, continuò a correre coraggiosamente ed a vincere ancora numerosi premi di categoria e di società.
Alla fine degli anni sessanta, quando si cominciava a parlare di corse di gran fondo, Artidoro volle dimostrare che anche un “vecchietto” come lui poteva cimentarsi in queste imprese che avevano dell’incredibile.
Lo annunciò ad amici e a estimatori: andrò di corsa su fino all’Abetone! Artidoro era un tipo tosto, di poche parole e molti fatti. Così infatti il 20 ottobre del 1968, alla bella età di 48 anni,proprio il giorno che a Città del Messico si disputava la maratona dei XIX Giochi Olimpici, con passo rapido e ginocchia basse, si avventurò nella strada che da Capostrada si inerpica fino all’Abetone, passando per la massacrante salita delle Piastre (sempre evitata dai ciclisti), per San Marcello Pistoiese e i Casotti di Cutigliano.
Indossava una semplice tuta sportiva azzurrina e uno strano berrettino di lana a strisce. Al seguito due auto: una 1100 Fiat e una 500 che recavano ben in vista il cartello del Club Alpino Italiano e del CAI Montagna Pistoiese.
La sua fu una corsa solitaria ma trionfale. Lungo il tragitto c’erano molte persone, mostrando anche striscioni e cartelli di incitamento, ad attendere il passaggio del piccolo pistoiese che a denti stretti arrancava su per i tornanti con passo sgraziato ma sicuramente efficace. Nell’attraversamento di an Marcello Pistoiese, dopo la discesa dal Monte Oppio (821 m) un cartello invitava a “Incoraggiare e applaudire Artidoro Berti nella sua romantica avventura”.
Dopo San Marcello Pistoiese il berrettino di lana sparì come per incanto per riapparire poi nel tratto finale del percorso, quando Berti, salendo attraverso i boschi dell’Abetone, si concesse alcuni tratti a passo svelto,
più da bersagliere che da alpino, toccandosi la schiena che cominciava a dolergli.
Artidoro Berti coprì la distanza di circa 53 chilometri in poco più di 5 ore. In piazza delle Piramidi all’Abetone dove fece il suo ingresso trionfale a braccia levate e con il sorriso sulle labbra c’era ad attenderlo il grande Zeno Colò, la medaglia olimpica di discesa libera di Oslo 1952 ed il due volte campione mondiale (discesa libera e slalom gigante) di Aspen (Colorado) del 1950.
Zeno, stessa classe di Artidoro: 1920, accompagnò Artidoro fin sotto la grande piramide della piazza, e lì prima di posare per le foto di rito, il Falco di Oslo , appese al collo del coraggioso atleta pistoiese una medaglia a ricordo della sua impresa e rimase con lui a commentare l’impresa.
Quella impresa che otto anni dopo la Cooperativa Atletica “Silvano Fedi”, nata nel 1971 da una costola dell’Atletica Pistoia, trasformò in una gara vera, competitiva, destinata a diventare una classica del podismo di gran fondo.
Artidoro Berti ebbe così la soddisfazione di vedere tramutato in realtà il suo sogno, coronato anche dalla vittoria in quella prima edizione della corsa di un suo allievo: Roberto Lotti, un altro atleta cresciuto nell’Atletica Pistoia.

Dopo, con la pensione, si ritirò a Iano sulle colline pistoiesi, un piccolo agglomerato di case ai margini dei boschi, dove il 9 gennaio del 2005 si spense serenamente.
La sezione fiorentina dell’ANA, Associazione Nazionale Alpini, e il coro degli alpini “Su insieme”, ricordò Artidoro Berti (un Alpino con la A maiuscola, un uomo buono a cui tutti volevamo bene) ad un anno dalla sua scomparsa con una messa che si celebrò a Pistoia, nella chiesa di San Paolo, nel quartiere di Porta Carratica dove era nato Artidoro.
Il maestro Paolo Pacini, direttore del coro, presentò un programma che accompagnò la messa per tutta la sua durata. Dal “Coro dei Pellegrini” di Wagner, all’Alleluja all’Accogli i doni, all’offertorio, al “Santus” in gregoriano per poi solennizzare il momento della comunione con “Il Signore delle cime”, l’Ave Maria e la “Preghiera dell’Alpino”. Il tutto con le note in sottofondo di “Sul cappello….”.
Al termine della messa il coro “Su insieme” tenne un concerto di canti alpini.

Gustavo Pallicca

ECO-MARATONA DEL CHIANTI E NON SOLO…..

Quest’anno per la terza volta sono tornata nel Chianti in occasione dell’eco-maratona.
E’ uno di quei casi in cui la scelta di partecipare nuovamente a questa manifestazione non è legata solo alla gara in sé e per sé ma anche al clima gioviale e al contesto in cui la stessa si svolge.
Come nelle precedenti edizioni, ho avuto l’opportunità di essere a Castelnuovo Berardenga già dal giorno prima della gara. E’ un paese in festa, ci sono già tutti i cartelli con le indicazioni utili per i podisti, ti fermi al bar a prendere un caffè e tutti parlano della gara, il paese è pronto ad accogliere i tanti partecipanti provenienti da più parti, e ciò che colpisce è anche lo spirito di collaborazione e di allegria che regna tra i tanti volontari impegnati a preparare al meglio questo evento.
Parlare solo dei vari percorsi competitivi, per quanto meriterebbero un ricco racconto per lo scenario spettacolare in cui si svolgono, non sarebbe comunque sufficiente per fare un resoconto esaustivo di questa manifestazione, perché l’eco-maratona del Chianti non è solo maratona e trail, ma è molto, molto di più.
Si parte il sabato mattina con la gara dei bambini. La piazza è invasa da oltre cento alunni delle scuole locali che si dilettano in una divertente staffetta, sotto gli occhi degli insegnanti e dei genitori ma anche degli abitanti della zona: una bella occasione per avvicinare i giovani e le loro famiglie allo sport.
Si prosegue il sabato pomeriggio con il convegno sull’alimentazione nel trail, presso il Teatro di Castelnuovo Berardenga, con gli intervenuti del prof. Luca Gatteschi e del prof. Fabrizio Angelini. E’ stata un’iniziativa molto interessante perché i due esperti hanno trattato un argomento assai caro ai podisti, con utili consigli su come affrontare una gara da un punto di vista alimentare: prima, dopo e durante. A seguire, la spiegazione del percorso da parte degli organizzatori, che sono stati davvero bravi a segnare con precisione l’intero tracciato.
Nel frattempo iniziano ad arrivare i primi podisti per il ritiro pettorali, con l’opportunità di girellare fra i vari stand già presenti in piazza, non solo tecnici ma anche con prodotti tipici locali.
Al pasta party del sabato sera, incluso nel costo dell’iscrizione, ci sono già parecchi atleti. Si comincia ad entrare nel clima gara, ci si saluta, si conoscono nuove persone, ci si scambiano idee e consigli  per il giorno successivo.
Quest’anno ho avuto la “fortuna” di correre tutta la maratona. Non c’è che dire, è davvero una corsa in natura, completamente nel verde, con il paesaggio tipico autunnale, e il passaggio fra le vigne e le fattorie locali, in una parola: spettacolare!!!! Ed una cosa che mi ha colpito è stata la tranquillità percepita durante tutta la durata del percorso: una corsa di oltre quattro ore con il solo rumore del silenzio, davvero rilassante !!!
Altri eventi domenica mattina hanno animato il Chianti. Tra questi l’eco-passeggiata non competitiva di 10 km e la passeggiata eno-gastronomica di 8 km, ovvero una camminata tra le varie cantine della zona, con assaggio di prodotti locali, che ha riscosso un enorme successo di partecipazione e credo non potesse essere altrimenti. Anzi spero che il prossimo anno venga organizzata in modo tale da poter partecipare, pur correndo la gara.


Elisabetta Caporali

Gita a Correggio ...di Silvia Forlani.

Domenica scorsa siamo andati alla corsa a Correggio (Campionato Nazionale di Maratonina UISP).
La partenza da Pistoia, piazza Oplà alle ore 5,45 con il buio e il sonno ancora addosso!
Eravamo una ventina : un gruppetto rispetto al solito numero di partecipanti alle gite , ma nella domenica c'erano diverse gare : mezza maratona di Pisa (dove si ricordava anche il nostro caro amico Alessandro), la maratona di Carpi e la più tranquilla e casereccia corsa di Ramini per chi tanti di noi prepara altre gare future vicine in calendario.
Correggio è una cittadina tranquilla con i portici tipici delle città dell'Emilia con molto verde e case e strade che denotano amore e rispetto per  l'ambiente. E i cittadini con gli sportivi dell'Emilia
ci hanno accolti con la classica simpatia che hanno per i Toscani.
Il fascino della gita insieme è veramente coinvolgente, perché ci troviamo in compagnia sull'autobus dove possiamo scambiare idee e parlare con più calma rispetto ai soliti tempi stringati dei pre-gara, ci si conosce meglio  e  si condivide di più l'esperienza della gara e dei vari risultati ottenuti.
I risultati ci sono stati : come società siamo arrivati secondi soltanto alla società della zona.
Era Campionato Nazionale di Maratonina ed il punteggio della società si è ottenuto dalla somma dei risultati dei nostri vari atleti: Betti Luisa prima della sua categoria, Dami Elisa seconda di categoria,
Tosi Francesca  sesta di categoria, Randelli Alessio terzo per la categoria seniores A-20(un giovanissimo atleta della Fedi che promette bene), il nostro nuovo direttore sportivo Sapienza Agatino settimo di categoria, Begliomini Massimiliano secondo e Cecconi Riccardo sesto della loro categoria.
 Tutti gli altri hanno dato il loro contributo nelle varie categorie e nelle retrovie c'erano anche chi come me facevano la non competitiva ma che davano il loro apporto di “umanità” alla gara.
Insomma domenica è stata una giornata all'insegna dell'amicizia e dello sport, dove ci siamo ritrovati a ridere insieme e condividere oltre che il pranzo , la stanchezza del ritorno e la soddisfazione di essere stati un gruppo compatto e simpatico.
Volevo soltanto farvi sapere che cosa abbiamo fatto nella gita per invitare anche voi a scriverci:
 chi è andato a Carpi , eravamo vicini! Chi è andato a Pisa e anche chi è andato a Ramini per
condividere le nostre esperienze (le mie sono da retrovie non mi alleno abbastanza!) e scambiarci
i nostri pensieri e pareri. Ciao e buona corsa a tutti

          Silvia Forlani     

MARATONA DI VERONA-GRUPPO ESPOSITIVO PISTOIA ABETONE + MARATONA

Salve,sono qui a raccontarvi le emozioni e i momenti trascorsi sabato e domenica alla gara della Maratona di Verona. Partenza il sabato mattina. Siamo tre membri dell'equipaggio per uno stand all'expo che si svolge presso il palazzetto dello sport adiacente allo stadio e ai parcheggi x le auto degli atleti. Insieme a noi l'albero gonfiabile dell'Abetone la nostra immancabile mascotte/emblema della gara. Lo stand assegnatoci è carino: comprende luce e un bancone dove mettere vari volantini . Dopo aver allestito il nostro angolo espositivo con i pannelli che ci avevano preparato in sede alla Fedi , ci siamo posizionati e abbiamo relazionato con chi passava all'expo. La Pistoia Abetone è “temuta” ma stimata, apprezzata e amata. E' conosciuta sia da chi l'ha corsa, sia da chi l'ha sentita da altri. Quindi è una gara di cui si parla in positivo, Abbiamo ricevuto apprezzamenti per l'organizzazione, l'accoglienza , per la simpatia della gente di Pistoia e promesse di partecipazione per l'edizione 2013. I complimenti ci hanno caricato di entusiasmo per altri interventi in ambito di altri eventi sportivi di podismo.
Dopo la colazione alle 6 in un alberghino di un paesino vicino a Verona ( veramente ospitale e a misura d'uomo) eccoci alla partenza: Tiziana e Renzo alla maratona ed io alla visita della città.
Verona è bellissima : l'ho girata in lungo e in....alto! Nel senso che sono andata sulla torre del Lamberti. Vedeste che spettacolo! Verona dall'alto e i podisti della stracittadina che come unfiume di magliette celesti si snodavano nelle vie della città!
Mentre io camminavo senza sosta e sempre con la voglia di vedere monumenti e scorci di Verona,
i due maratoneti della Fedi: Tiziana Dami e Renzo Agostini (mio marito) stavano correndo per arrivare all'entrata trionfale dell'arena. Un'entrata che ha ripagato la fatica fatta (pur non facendo grandi tempi, che importa?) . La cornice della gente nell'arena sulle gradinate era troppo emozionante!!! Io ero sugli spalti e respiravo queste sensazioni nel vedere gli arrivi degli atleti e le varie persone che li aspettavano e li chiamavano. Ho visto addirittura un ragazzo che , arrivato al traguardo con un mazzo di rose passatogli dagli amici ha chiesto alla sua ragazza di sposarlo! Tra gli applausi della gente.
E' intervenuto anche Gianni Morandi , che ha detto , come sempre, belle parole su questo sport
e promesso l'intento di percorrerla tutta il prossimo anno. La gara mi hanno descritto è abbastanza veloce con qualche sali e scendi e in una bella ambientazione e l'arrivo dentro l'arena l'ha resa veramente spettacolare. C'era una decina di podisti keniani e i terzetti di premiati sia maschile e femminile  sono stati loro e i partecipanti erano circa 2700.
 Come cronista sportiva forse sarò un po' scarsa ma spero di non avervi tediato. Vorrei avervi trasmesso un po' di quella carica che si riporta a casa (oltre la stanchezza e i crampi ) da una gara di questo tipo e vi saluto tutti alla prossima, buone corse a tutti

        Silvia  Forlani        

MATTACORSA PER MATTIPODISTI Campogalliano (MO) - Ottobre 2012

Il MattoRacconto

di Caporali Elisabetta e Corsini Valentina

Se non son matti non si vogliono……

 

L’idea di partecipare alla MattaCorsa è nata per caso, leggendo di questa manifestazione sul Forum di Spirito Trail…E’ bastato scrivere su Facebook: “Si va?”, che subito i matti amici (Valentina, Alina, David, Manuela, Luigi) hanno accolto l’appello e in un batter d’occhio ci siamo iscritti tutti per la 10 Km dove erano previsti ben 30 ostacoli!

Gli organizzatori sono stati molto bravi ad appassionare i partecipanti a questa manifestazione, pubblicando foto, video ed aggiornando quotidianamente la pagina facebook de La MattaCorsa.

E finalmente eccoci al 7 Ottobre!!! Appena arrivati a Campogalliano l’impatto è subito positivo, perché si scende di macchina e si cominciano a vedere mattipodisti con le più svariate maschere (dalle crocerossine, agli avatar, a parrucche di ogni tipo, bacchette, ali, vichinghi, ecc…) e anche noi vogliamo essere della partita e tiriamo fuori le nostre belle parrucche colorate! Con noi c’è anche Bea, la mattafotografa, che si è data da fare per fotografare la nostra impresa!

C’è un clima allegro, spensierato, divertente, sembra di essere ad una festa più che ad una corsa!

Pronti…partenza….via!

Tra urla di gioia, si inizia la nostra avventura! Subito c’è da passare delle dune di sabbia, poi attraversamento del lago per ben tre volte, così da proseguire il resto del percorso completamente bagnati, a seguire attraversamento di reti, passaggio sopra pali di legno, superamento di pancali di carta e transenne…Per un errore di percorso i km sono diventati 13, ma all’arrivo siamo tutti soddisfatti per aver compiuto questa matta-impresa!!!

La giornata è proseguita con il pasta-party e poi un po’ di relax sui prati dei Laghi Curiel di Campogalliano (Mo) dove si sono svolte le premiazioni finali consistenti nell’estrazione a sorte dei numeri di pettorali

E’ stata proprio una bellissima-matta giornata!!!

Elisabetta Caporali

….il racconto di una bionda naturale

 

Caporali propone, Corsini di iscrive: funziona così! Eli si è veramente superata proponendo una nuova mattata, che questa volta abbiamo fatto insieme, ed insieme ad altri amici che oltre che matti si sono dimostrati SPETTACOLARI e GANZISSIMI!

Mi sono sentita veramente parte di un TEAM, un matto team, tutti insieme per correre e per divertirsi, senza competizione ma con tanta voglia di stare insieme.

Io ne sono uscita S-FINITA: le dune mi hanno veramente provato! Ma ne è valsa la pena perché mi sono veramente divertita..

Il guado nel fiume è stato uno spettacolo! Il punto che mi è piaciuto di più per correre è stato il boschetto, quando si correva nella fossetta tra tutti quegli alberini.. un bellissimo corridoio verde!

Adesso non aspetto altro che un’altra proposta dalla mia Matta-amica Elisabetta!

E quindi che sia seria, o che sia matta, ad ogni corsa, RUN RUN RUN!

Valentina Corsini

Il Piede nella corsa

di Luca Vena
Tratto Pianeta Running Community

La corsa è stata una componente essenziale dell’esistenza quotidiana dell’uomo nel corso del tempo. Più recentemente, l’uomo ha utilizzato la corsa per lo sport e la forma fisica. Attualmente stiamo progredendo verso distanze ancora più esigenti (ossia, ultramaratone e combinazioni di sport di resistenza) che comportano nuove sfide per i partecipanti “caviglia dell’ultramaratoneta” e i loro corpi, così come per i medici che li curano.
La popolazione attuale è molto attiva, con più del 59% degli adulti coinvolti in qualche forma di esercizio fisico. L’undici per cento di quelli esaminati sono Jogger, con il 25% di essi che corre almeno 3,2km al giorno. Con le forze di impatto che durante la corsa oscillano da tre a otto volte il peso del corpo e una media di 800 battute di piede per ogni 1600 metri, è plausibile attendersi lesioni secondarie alle enormi richieste poste alle articolazioni e alle strutture di sostegno del piede e della caviglia. Infatti revisionando la letteratura, il tasso annuo di incidenza per le lesioni da corsa varia dal 37% al 56% .
Le lesioni da corsa sono solitamente di origine multifattoriale. Questi fattori possono essere divisi in estrinseci ed intrinseci . I fattori estrinseci sono i più comuni ( 60-80%) e consistono in errori di allenamento, terreno, composizione della superficie di allenamento. I fattori intrinseci allineamento osseo, condizione muscolare, lassità legamentosa etc.
Sorprendentemente molti studi hanno dimostrato che fattori come età, sesso, peso, altezza non contribuiscono statisticamente ad un’aumentata incidenza di lesione. La maggior parte delle lesioni è associata ad errori di allenamento. Anomalie anatomiche che possono non causare sintomi nelle normali attività, possono portare ad una significativa disabilità quando si corre. Ad esempio una eccessiva pronazione della caviglia può provocare un peritendinite achillea, una fascite plantare, una tendinite del tibiale posteriore, una borsite della zampa d’oca, fratture da stress mentre un piede cavo può provocare una tendinite dei peronieri una metatarsalgia una borsite trocanterica.
Nel valutare lesioni da corsa è importante determinare quale è il problema principale e quale problema secondario esso abbia causato. Spesso, se una gamba è lesa , l’altra gamba svilupperà una lesione per ipercompensare la gamba più debole. Per esempio, se un ischio crurale è strappato nella gamba opposta può avvenire una frattura stress. In presenza di iperpronazione del piede, può comparire una sublussazione rotulea . Per tale problema, porre un supporto dell’arco longitudinale della scarpa da corsa e diminuire l’iperpronazione del piede correggerà la gonalgia .
Talvolta si può sviluppare una sciatica oltre che per i problemi del rachide ma anche per un iposviluppo dei muscoli addominali e un ipersviluppo dei muscoli della schiena.
Spesso, l’eziologia delle lesioni da corsa può essere ricondotta ad una modifica o ad errori nel programma di allenamento, al tipo di scarpa e alle superfici di allenamento. I diari di corsa possono essere conservati per registrare quanto allenamento è stato fatto, le scarpe indossate e la superficie su cui si è corso . inoltre, rapidi cambiamenti di peso possono sfociare in una lesione muscoloscheletrica da carenza nutrizionale.
Non tutti gli squilibri biomeccanici necessitano di una correzione. Per esempio, un’ineguale lunghezza delle gambe che non è mai stata mai trattata e non ha causato problemi secondari può non necessitare di un trattamento. Una lieve deformità in pronazione può non richiedere un trattamento.

In amore vince chi corre

21 Settembre 2012 di   Riccardo Rossi - Tratto dal sito: http://www.goleminformazione.it

A 53 anni partecipa alla Tor des Geants, una delle gare più difficili al mondo, per raccogliere fondi e sostenere la ricerca sulla sindrome di Lesch-Nyhan. “Mio nipote e la sua famiglia hanno affrontato sfide al cui confronto questa è una sciocchezza”.

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